Il canto di Olga, 17 anni dopo la morte del marito Massimo D’Antona



Venerdì 20 maggio si è svolta la commemorazione dell’omicidio di Massimo D’Antona, giuslavorista e docente universitario ucciso il 20 maggio 1999 da un gruppo di terroristi. Ogni anno per celebrare questa giornata si svolge una breve cerimonia proprio sul luogo dove avvenne il delitto.
Quest’anno la commemorazione si è svolta con la partecipazione, tra gli altri, oltre che della moglie Olga D’Antona, della Presidente della Camera Laura Boldrini, del Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, del Segretario Generale della CGIL Susanna Camusso (guarda il suo intervento) e del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Del Rio.
Alcuni discorsi delle autorità rivolti ad un pubblico per lo più di amici e conoscenti oltre che di giornalisti e sindacalisti, la lettura delle parole inviate dal Presidente della Repubblica, poi la deposizione di una corona di fiori. 


Ho conosciuto Olga D’Antona qualche anno fa in un gruppo di canto corale. Olga, come me, ama il canto e per quello corale condividiamo una passione particolare. Allora avevo deciso di trascorrere un fine settimana di workshop dedicato al canto dei madrigali assieme ad un gruppo di persone appassionate del genere. La sera era consuetudine, così come in altre analoghe situazioni, sistemarsi per la cena attorno al tavolo in modo casuale. Lo spirito del gruppo era infatti quello di cogliere l’opportunità, oltre che di cantare, di conoscersi meglio tra colleghi di coro.
Il caso volle che quella sera io fossi seduta sul lato del lungo tavolo «sociale» proprio davanti a Olga, che non conoscevo. Vicino a noi c’era Nina, l’unico tenore donna di allora.
Fummo subito trasportate da argomenti di vario genere, con la sensazione di condividere quella reciproca empatia che solitamente si prova quando c’è una passione comune.
Ricordo perfettamente quando, parlando di attualità, Olga disse che suo marito era stato vittima di un atto terroristico. Ci si gelò il sangue. Nina rimase ammutolita ed io, senza trovare immediatamente le giuste parole, le chiesi semplicemente chi fosse suo marito. Lei rispose, Massimo D’Antona. Nina ed io rimanemmo per un momento sconvolte dal fatto che si svelasse a noi, senza avvertimento, una parte ancora così bruciante della nostra storia recente.
Olga è così, si palesa con tutta la sua delicata energia e ti parla con un equilibrio fuori dal comune anche di un’esperienza drammatica come la sua.
Da parte mia ho provato immediatamente verso di lei un sentimento di protezione, un profondo dovere umano di avere nei suoi confronti una particolare delicatezza e attenzione. Non aveva certamente bisogno della mia protezione Olga D’Antona, così forte e dotata di un’energia intelligente e volitiva, ma mi sono sentita nei suoi confronti di dover tutelare una fragilità che immaginavo le potesse appartenere.
Qualche tempo fa mi ha regalato il suo libro Così raro, così perduto. Un libro scritto a due mani con Sergio Zavoli, che documenta il periodo successivo al tragico assassinio in cui Olga si trovò catapultata all’improvviso in una nuova realtà. Un periodo denso di incontri pubblici, nei quali si rivolse a platee intere bisognose di capire il perché di un evento terroristico dopo 11 anni dall’ultimo attentato.
Non si è abbattuta Olga dopo aver subito, lei e sua figlia, una perdita per mano di estranei, proprio nel momento migliore della loro vita familiare. Non si è arresa, perché aveva immaginato che la vita l’avesse voluta chiamare ad adempiere qualcosa di importante, seppure in un modo così drammatico e straziante.
La vita, dunque, la chiamava forse a testimoniare quel pensiero politico che accomuna coloro che hanno una «visione sociale del mondo», che si sentono parte integrante della società e per questa spendono talvolta la vita.
«Straziata e ferma erede del delitto», così l’aveva definita Zavoli nel libro che ha raccolto molti dei suoi interventi pubblici in un periodo frenetico nel quale, dopo aver preso consapevolezza che «la vita non sarebbe stata più quella di prima», Olga D’Antona aveva voluto condividere il suo dolore trasformandolo in un atto di amore verso suo marito e verso tutti coloro che aspettavano delle risposte.
Sono passati 12 anni dalla stesura di quel libro e Olga, dopo un lungo periodo di attività parlamentare e sindacale, è ancora una persona energica, che ama la vita. E che ama profondamente il canto.
È proprio vero: il canto ha un effetto liberatorio e dona momenti di felicità e per Olga penso che sia anche un modo per sentirsi ancora vicina a suo marito, perché anche lui amava cantare e suonare la chitarra, come lei mi ha raccontato qualche tempo fa.
In questa occasione, quindi, vorrei commemorare proprio la vita, i cui principali testimoni sono coloro, come Olga, che hanno avuto la capacità di rinascere da ferite laceranti e che, nonostante tutto, sanno amarla.
La voce potente e ferma della bellissima e struggente canzone è la sua:





Da anni, grazie all’aiuto del suo tutor artistico, Olga ha intrapreso questa nuova sfida.

@PRODUZIONERISERVATA




L'importanza dei social. 8 marzo, primo giorno di account Twitter della Guardia di Finanza.



Con l’inaugurazione dell’account twitter della Guardia di Finanza (@GDF e #GuardiadiFinanza) , nella Giornata internazionale della donna, si apre una finestra sul mondo.
Una nuova modalità comunicativa come questa va senza dubbio nella direzione di avvicinarsi, anche simbolicamente, al cittadino, consentendo di raggiungere ed informare un numero sempre maggiore di persone. Il mondo dei socialnetwork, d’altronde, interessa ormai la maggior parte delle istituzioni pubbliche e private, che da tempo adottano strumenti di “comunicazione orizzontale” come twitter, facebook, instagram, e altre modalità analoghe.
Innovazione e festa della donna, dunque, come elementi associati in un interessante connubio.
L’ingresso delle donne in una istituzione originariamente maschile come le Fiamme Gialle risale al febbraio del 2000, in applicazione della legge 20 ottobre 1999, n. 380, determinando così un’apertura al sevizio militare femminile. Una novità che ha riguardato tutte le Forze Armate.
Quell’anno più della metà degli aspiranti al concorso per l'Accademia furono ragazze. Da allora l'arruolamento femminile ha riguardato anche le altre figure professionali rappresentate da finanzieri e marescialli. E’ interessante sapere che dal 2006 non sono più previste quote rosa, quindi l’accesso è aperto a tutti, senza differenze di genere. Nonostante ciò, la percentuale di ingressi femminili si è mantenuta complessivamente su una media di circa il 20 %.
Ma quante sono oggi le donne nella Guardia di Finanza? 


Attualmente le donne arruolate sono 1663, il 2,82 % di tutto il personale in servizio. Di esse circa l’83 % è costituito da ruoli non direttivi (il 2,4 % del totale della stessa categoria), mentre il restante 17 % è costituito dalla categoria degli ufficiali che consiste nel 9 % della forza organica totale degli ufficiali in carica.
Da alcune testimonianze femminili raccolte è emerso come la scelta di arruolarsi provenga nella maggior parte dei casi dal desiderio di "contribuire in prima persona in qualcosa di concreto per il bene del Paese”, queste le parole di una giovane appartenente al corpo, ed anche per avere l’occasione di ottenere una professionalità altamente qualificata. La GdF, in poche parole, tutela l’economia legale e il corretto impiego delle risorse destinate al benessere della collettività e al sostegno delle politiche di sviluppo economico.
Da più di 15 anni, quindi, anche le donne svolgono la loro attività all’interno di questa istituzione, affrontando la quotidianità che ogni lavoro presenta, con l’aggiunta di tutte le difficoltà legate alla conciliazione dei tempi di lavoro con quelli familiari. Un’attività che, in alcuni casi, può presentare condizioni particolari, anche a causa della necessità di operare spesso a molti chilometri di distanza dai luoghi d’origine e dalle proprie famiglie. Anche per questo motivo sono diversi gli istituti a sostegno della famiglia e della maternità recepiti e adottati dalla Guardia di Finanza. Tra di essi, ad esempio, il ricongiungimento familiare e la concessione di assenze dal servizio per motivi familiari, i buoni bebè, i buoni scuola, le borse di studio e, in alcuni casi, anche i rimborsi delle rette dell’asilo nido.
Per fare alcuni esempi, le donne, allo stesso modo dei colleghi maschi, sono impegnate in prima linea in attività come quelle investigative di lotta alla corruzione e all’illegalità, così come sono attive nelle svariate funzioni di contrasto alla criminalità organizzata e all’attività di controllo del territorio, che può riguardare anche situazioni di soccorso alle popolazioni in fuga dai paesi in guerra.
A questo proposito mi vengono in mente le immagini del film Fuocoammare di Gianfranco Rosi, vincitore quest’anno del Leone d’oro a Berlino, che narrano, senza retorica, l'abnegazione di coloro, uomini e donne, che lavorano costantemente in emergenza e sperimentano ogni giorno la drammaticitá di vicende disperate nei mari di Lampedusa.
Tra le varie professionalità anche femminili ce ne sono alcune particolari, come quelle dei piloti di aeromobili, dei ruoli nei reparti operativi aeronavali, delle figure impegnate nel soccorso alpino e nel comparto cinofilo

 Tania Cagnotto


Poi ci sono le agoniste dello sport, attive nelle diverse specialità. Tra queste, ma non la sola a vantare risultati di livello internazionale, c’è Tania Cagnotto, la prima donna italiana ad avere conquistato una medaglia mondiale nei tuffi e titolare di 34 medaglie d’oro ai campionati mondiali ed europei, attualmente impegnata ad affrontare le olimpiadi di Rio in programma per il prossimo agosto 2016, e Dorothea Wierer, che si è aggiudicata 4 primi posti in Coppa del Mondo dal 2014 al 2016 nel pattinaggio su ghiaccio.
In ultimo, una curiosità che riguarda gli avanzamenti di carriera delle donne nelle Fiamme Gialle è che potranno raggiungere il grado di colonnello nel 2021 e quello di generale nel 2027, perché non è ancora intercorso il periodo sufficiente per indossare determinati gradi.
Insomma, da oggi, grazie ad un semplice e al tempo stesso potente strumento comunicativo come twitter, sarà possibile seguire “in diretta” una quota di realtà quotidiana anche della Guardia di Finanza.
E forse non è un caso se l’immagine dell’account ritrae un ragazzo e una ragazza in divisa in un momento di lavoro.
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# WakeUpRoma. Il risveglio di Roma.

di Francesca Balboni


Questa mattina nella sede di Luiss Enlabs é stata presentata l'iniziativa #WakeupRoma
Una bella iniziativa, fortemente simbolica, di quelle che devono rimanere senza sponsor politici e non devono essere macchiate da nessuna polemica strumentale. Immagino una spinta sana e vera quella che ha originato WakeUpRoma (http://www.wakeuproma.org), iniziativa voluta da Luigi Capello, fondatore di Luiss Enlabs, che vuole investire sui giovani e che crede nella capacità di reagire dei romani. 
L'obiettivo di questa call cittadina è quello di coinvolgere i romani affinché scendano in piazza e partecipino ad una pulizia collettiva della città per esternare il disperato desiderio di un cambiamento di immagine di Roma. Un'immagine che sta spaventando anche gli investitori. Non a caso Capello parla di brand Roma e del bisogno di un suo recupero.
Dunque, sulla falsariga di quanto avvenne a Milano quando i cittadini scesero in strada per ripulire la città devastata dai black block, così anche WakeupRoma vuole chiamare a raccolta i romani per un risveglio di orgoglio cittadino.
Capacità di cogliere l’innovazione e di metterla in pratica, onestá della comunicazione del messaggio, creatività nella modalità in cui si realizza e si comunica, trasparenza. Mi sembra che #WakeupRoma sia tutto ciò. Certamente é un’iniziativa apartitica così come lo è Retake Roma che è un movimento spontaneo di cittadini che esiste da un po' di anni.
Dunque bravo Luigi Capello di Luiss Enlabs che ha saputo gestire in modo innovativo e coinvolgente l’idea di un risveglio di Roma, utilizzando l’esperienza che Retake Roma sperimenta da diversi anni.
Sono certa che sarà un successo.
@PRODUZIONERISERVATA




STEPCHILD ADOPTION. Diverse prospettive.

di Francesca Balboni



Uno degli argomenti tra i più discussi in questi giorni è senz’altro quello del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso.
Un tema senza dubbio importante perché coinvolge e riguarda tutti su aspetti che definiscono l’identità delle persone. Secondo il disegno di legge Cirinnà verrebbero riconosciuti alle coppie omosessuali gli stessi diritti previsti per le coppie eterosessuali, in parte anche in materia di adozioni.
Il disegno di legge, infatti, introdurrebbe la possibilità di adottare il figlio biologico del compagno omosessuale (un esempio è il caso di un figlio nato da un precedente matrimonio eterosessuale) come attualmente previsto per le sole coppie eterosessuali (articolo 44 della legge 4 maggio 1983 n. 184 che regola le “adozioni in casi particolari” o stepchild adoption).
Un’interessante disamina sul tema della stepchild adoption ci viene proposta da Anna Galizia Danovi, Presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, nel suo articolo Vi spieghiamo la stepchild adoption (http://27esimaora.corriere.it/articolo/vi-spieghiamo-la-stepchild-adoptionche-cosa-puo-accadere-in-tribunale/ ) che chiarisce il complesso utilizzo dell’”adozione in casi particolari” (o stepchild adoption) ricordandoci che tale disposizione di legge obbliga la coppia adottiva (attualmente la norma fa riferimento alla coppia eterosessuale) a mantenere un legame con l’altro genitore biologico.
“Ma chi è il genitore biologico nel caso di adozione del figlio del proprio compagno/compagna nato attraverso fecondazione eterologa e a maggior ragione attraverso la maternità surrogata così come regolata in altri Paesi (ma vietata in Italia)?” si domanda Danovi nel suo articolo.
In Italia la fecondazione eterologa non è completamente vietata, prevedendo casi particolari in cui è ammessa. Diverso è il caso del cosiddetto “utero in affitto”, vietato dalla legge italiana ma non da altri Stati. Da notare che il 2 febbraio del corrente anno è stata firmata in una sala dell’Assemblea nazionale di Parigi, la Carta per l’abolizione universale della maternità surrogata (http://27esimaora.corriere.it/articolo/maternita-surrogata-firmata-a-parigi-la-carta-per-labolizione-universale/#more-88971 ).
Data la complessità del tema sarebbe fondamentale che ognuno di noi costruisse la propria opinione facendo appello alla personale libertà di coscienza, libera da legami di  appartenenza politica o religiosa.
Quando si affronta un tema complesso che coinvolge la sfera intima e il futuro della società, si deve accettare con se stessi l’esito del proprio pensiero anche se contrasta col sentire di un’area politica alla quale si ritiene di appartenere. L’auspicio è che ognuno di noi riesca a  liberarsi dai pregiudizi, dalla facile demagogia e soprattutto dalla superficialità nell’affrontare una questione articolata come questa.
Sarebbe importante che si elevassero i termini della discussione e che si esplorassero le varie dimensioni e sfaccettature che la questione pone, evitando di ridurre il tutto ad uno scontro tra laici progressisti e religiosi conservatori.
Con queste premesse il nodo centrale sembra essere costituito proprio dalle tecniche di procreazione eterologa, secondo cui uno o entrambi i genitori sterili possono avere dei figli grazie a un donatore. Nel sito Fecondazione Eterologa Italia (F.E.I.) è possibile trovare tutto ciò che concerne questa modalità di fecondazione artificiale e dove sono presentati anche i rischi di questa pratica (http://www.fecondazioneeterologaitalia.it/i-5-rischi-della-fecondazione-eterologa/ ).
Sarà utile capire bene, dunque, cosa si intende per figlio biologico nel disegno di legge Cirinnà.
Con l’introduzione della stepchild adoption si aprirebbe la possibilità per un bambino, una volta concepito con l’eterologa all’estero (dove c’è una maggiore apertura rispetto a questa pratica) su progetto da parte di una coppia omosessuale, di essere adottato dal partner della coppia in quanto figlio biologico.
E non si può escludere in questo contesto il rischio dell’utilizzo della pratica dell’utero in affitto che, come appena detto, è attualmente vietata in Italia ma prevista in altri Stati.
Riflettendo sul tema in questione penso sia giusto parlare di maternità e del valore che riveste nella nostra società. Una riflessione peraltro che deve riguardare coppie etero e coppie omosessuali.
Fra i vari scenari possibili potrebbe non essere tanto in gioco il concetto di famiglia quanto il concetto di maternità e un suo conseguente svilimento.
La maternità è un processo fisico e mentale che crea i presupposti di un legame, quello tra madre e figlio, che costruisce parte del patrimonio psicologico, oltre che genetico, della persona che il bambino diventerà. La società in cui viviamo dovrebbe impegnarsi affinché ciò avvenga nel migliore dei modi per la buona salute della famiglia.
Qualora cambiassero i paradigmi della famiglia tradizionale, che tipo di valore verrebbe dato al rapporto tra madre e figlio e che tipo di protezione nei confronti della madre qualora vi fosse un’alternativa che elude in qualche misura l’esperienza esclusiva della maternità?
Che tipo di approccio dovrebbe essere adottato nei confronti delle teorie che disegnano la psicologia del bambino accolto e protetto dalla madre nel percorso di gestazione e di crescita, qualora il bambino non crescesse come figlio di una madre ma crescesse come figlio di due padri?
In Germania, dove è ammessa la stepchild adoption ma non è ammessa l’eterologa (sia per le coppie omosessuali sia per quelle eterosessuali), avviene ciò che descrive Paola Concia in un suo articolo (http://27esimaora.corriere.it/articolo/maternita-surrogata-non-lasciateche-cancelli-le-unioni-civili/ ). Secondo questa impostazione avere un figlio, all’interno di una coppia omosessuale, sarebbe in sostanza possibile per la sola coppia composta da donne e non anche per quella composta da uomini.
Non si può negare che la creazione di famiglie così composte metta in discussione un sistema intero di relazioni parentali e sociali il cui assetto giuridico ed anche psicologico esiste da sempre. Intendo dire che siamo cresciuti con un sistema di diritto (basti pensare alla trasmissione dei legami parentali) che attualmente non prevede famiglie composte da persone dello stesso sesso e siamo cresciuti con una lettura del nostro inconscio nella quale l’evoluzione psichica di ognuno di noi prevede il rispecchiamento e/o il contrasto tra sessi differenti all’interno di una famiglia costituita da donna/madre, uomo/padre ed eventuali figli. Molti di noi hanno ricevuto dalla psicoanalisi strumenti per comprendere tante cose della propria vita interiore e della propria identità sessuale. Anche della vita interiore dell’essere madre o dell’essere padre.
Mi chiedo perché non sia facile reperire sul tema in discussione del ddl Cirinnà interventi di giuristi, psicoanalisti, sociologi, etc. che analizzino le ripercussioni che potrebbe avere un cambiamento di così grande impatto. Perché non si può pensare con superficialità che non vi sarebbe un cambiamento complesso, nel senso del coinvolgimento di più aree della scienza umana.
L’opinione di molti è in itinere e sarebbe auspicabile che l’argomento non fosse delegato ad uno scontro tra cattolici e non cattolici, considerato peraltro che esiste una larga fetta di cattolici praticanti che sono a favore delle adozioni per gli omosessuali così come una quota di non credenti che ritiene non desiderabile il disegno di legge in alcuni dei suoi enunciati. 
@PRODUZIONERISERVATA

#ilmiolatteperte

Il latte materno. Prezioso nutrimento

Un'installazione a CasaCorriere


Francesca Balboni - Concept dell'evento in occasione della Festa del latte del 29 maggio a CasaCorriere Expo 2015 

Regina Huebner - videowork time





Immagini dell'evento

29 maggio CasaCorriere Expo 2015














28 maggio 2015

#ilmiolatteperte

Il latte materno. Prezioso nutrimento

Un'installazione a CasaCorriere

Il 29 maggio a Expo Milano 2015 sarà la festa del latte. Il primo di una serie di appuntamenti realizzati in collaborazione con il Padiglione Italia. Seguiranno la festa del cacao, della pasta, del riso. Il Ministro delle Politiche Agricole con delega a Expo, Maurizio Martina, ha annunciato l’evento qualche giorno fa e ha sottolineato l’importanza di questo alimento come simbolo di una produzione legata al territorio. Parlare di latte significa anche pensare all’alimento primario, in quanto primo nutrimento dell’essere umano. A distanza di appena qualche giorno dalla campagna sull’allattamento materno promossa dall’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) è giusto parlarne nuovamente a Expo celebrando la giornata dedicata a questo prezioso alimento con un video che rappresenta la sua unicità e purezza. Nel corso della giornata verrà, infatti, proiettato alla Casa del Corriere a Expo un videowork di Regina Huebner che, con la rappresentazione del lento fluire del latte, narra il nutrimento che ogni madre dona al proprio figlio, scandendo il tempo a lui totalmente dedicato

La proiezione è presentata in sequenza continua e invita i visitatori di Expo a riflettere sull’importanza di questo nutrimento e sulle realtà di ogni madre, così profondamente differenti a seconda che ci si trovi in un luogo del pianeta piuttosto che in un altro. O in un quartiere di una grande metropoli piuttosto che in un altro.

Uno dei messaggi della campagna OMS è che “con un po’ di aiuto tutte le mamme possono allattare al seno”.

Il concetto fondamentale è che se una madre desidera allattare al seno il proprio figlio deve essere in tutti i modi agevolata e sostenuta sin dai primi istanti dalla nascita del bambino. L’OMS raccomanda di agevolare le madri, come misura di prevenzione e di promozione della salute pubblica, affinché allattino al seno i propri bambini fino ai sei mesi di vita  .

Penso sia utile declinare questo argomento considerando il diritto di una madre di allattare serenamente il proprio figlio e di ricevere tutte le attenzioni necessarie perché ciò avvenga, sia che allatti al seno sia che allatti in modo artificiale. Nel suo Il nuovo bambino, un testo tuttora considerato un riferimento da molte madri, Marcello Bernardi scriveva che per favorire utilmente l’alimentazione di un neonato occorre sostanzialmente assecondare la sensibilità e garantire l’equilibrio della madre.

Due condizioni apparentemente facili da ottenere, ma nella realtà dei fatti non così scontate. Le madri, magari al primo figlio e quindi alla prima esperienza, possono trovarsi ad affrontare la maternità senza il fondamentale sostegno della famiglia e del contesto locale. Tranquillità per la madre può significare, ad esempio, essere informata e aiutata, inizialmente nel reparto di maternità dell’ospedale, in seguito, una volta tornata a casa, dalla comunità locale come i consultori, i gruppi di auto aiuto o anche le farmacie di quartiere. Necessario, quindi, promuovere la preparazione degli operatori sanitari a tutti i livelli, affinchè acquisiscano le corrette competenze per aiutare le madri che allattano.

Come può essere aiutata una madre quando deve allattare e magari è al primo figlio o, addirittura, ai primi figli nel caso di parto gemellare?

Secondo le raccomandazioni dell’OMS, recepite dal Ministero della Salute italiano, devono essere adottate iniziative per creare ambienti e condizioni favorevoli alla pratica dell’allattamento al seno.

Sulla qualità del latte materno sempre Marcello Bernardi già una di una ventina di anni fa tranquillizzava le madri dicendo che, a parte certi casi particolari, il latte materno va sempre bene. Perché è un alimento naturale, facilmente digeribile, che contiene tutti i nutrienti nelle giuste proporzioni.

E qui è giusto soffermarsi sulle condizioni di vita e di alimentazione delle madri nel mondo, pensando ai paesi dove, a causa delle condizioni ambientali, non è possibile procurarsi facilmente le risorse necessarie per sfamarsi e per sfamare i propri bambini. Parlando di nutrizione è necessario, dunque, affrontare la realtà di una parte del nostro mondo dove il latte materno è veramente un elemento prezioso, in quanto scarso se non addirittura inesistente.

Amartya Sen, Ambassador Expo Milano 2015, ha sottolineato l’aspetto sociale della suddivisione del cibo nelle famiglie che in alcuni contesti di scarsità tende a sfavorire i più deboli, cioè proprio le donne e i bambini. Sostenere e garantire un aiuto alle madri dei paesi in via di sviluppo, affinché possano nutrire i loro bambini, è un imperativo categorico dell’umanità intera e questa occasione di riflessione data dall’esposizione universale in Italia dovrà produrre proposte concrete.

Venerdì 29 maggio verrà lanciato l’hashtag #ilmiolatteperte per condividere pensieri e riflessioni sull’allattamento (sia naturale sia artificiale). Queste e altre riflessioni sul tema potranno essere ulteriormente stimolate dalla mostra La Grande Madre, che sarà inaugurata il 25 agosto al Palazzo Reale di Milano e che ci metterà in contatto con l’iconografia della condizione femminile e della maternità nell’arte.


ROMA OSPITA EXPOINVIAGGIO


Francesca Balboni - Concept e realizzazione progetto Roma Ospita Expoinviaggio - realizzazione e gestione del blog dell'evento - 

#romaospitaexpo


IMMIGRAZIONE

Immigrazione: fenomeno strutturale
Francesca Balboni





 “L’immigrazione costituisce una grande risorsa per lo sviluppo del nostro paese, ma comporta anche l’impegno delle istituzioni per garantire politiche organiche di integrazione sociale e di promozione delle pari opportunità per i nuovi cittadini. Solo in questo modo è possibile coniugare sviluppo e coesione sociale”. Queste le parole del Capo Dipartimento Pari Opportunità, Ermenegilda Siniscalchi, che aprono il Dossier Statistico Immigrazione 2014, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS per conto dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali http://www.unar.it/unar/portal/?lang=it ).

Il dossier (http://www.dossierimmigrazione.it/eventi.php?qc=55 ), presentato a Roma il 29 ottobre scorso, rappresenta una delle raccolte dati sui flussi migratori verso l’Italia e sull’immigrazione tra le più complete in circolazione.

Dalla sintesi del Dossier emerge come, nonostante nel mondo (e così anche in Italia) il fenomeno migratorio abbia assunto dimensioni e caratteristiche sempre più strutturali, la conoscenza di questa realtà risulti ancora limitata e offuscata da luoghi comuni e paure o da semplice mancanza di conoscenza (http://www.ilpost.it/2014/10/29/percezioni-sbagliate-italiani/ ).  

Sui social network  in particolare si riscontra il maggior numero di casi di manifestazioni razziste. La dimensione virtuale, rileva UNAR, favorisce la pubblicazione di contenuti xenofobi che si diffondono rapidamente nel web: “l’anonimato – si legge nel Dossier – è l’humus per espressioni di odio razziale inibite nella vita sociale”. L’Associazione Carta di Roma, nata nel 2011 per contrastare la cattiva informazione sui temi dell’immigrazione e attuare un protocollo deontologico in questo ambito, ha proposto, in collaborazione con CESVI, le linee guida per una corretta informazione (http://www.cartadiroma.org/cosa-e-la-carta-di-roma/linee-guida/ ).

È bene, quindi, soffermarsi sui dati che danno una fotografia autentica del fenomeno immigrazione (una sintesi dei dati è reperibile sul sito del Dossier http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/2014_Sintesi%20IDOS.pdf  ehttp://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/2014_Scheda%20Unar.pdf ).

Il numero di migranti nel mondo consiste in 231.522.000 unità. Gli sfollati, i rifugiati e i richiedenti asilo sono 51,2 milioni.

Nel 2013 (anno di riferimento delle statistiche del Dossier) i cittadini stranieri residenti in Italia sono risultati 4.922.083, distribuiti sul territorio nazionale per il 60,1% al nord, il 25,4% nel centro e il 14,6% al sud. Per 100 cittadini italiani residenti in Italia circa 8 sono stranieri.

Secondo la stima del centro studi IDOS la presenza complessiva degli immigrati in posizione regolare è però più alta e dovrebbe ammontare a 5.364.000 persone circa.

I principali continenti di provenienza dei soggiornanti in Italia sono l’Europa (30,5%), l’Africa (30,8%), l’Asia (27,7%), l’America (19,9%) e l’Oceania (0,1%), mentre i paesi di origine maggiormente presenti sono la Romania, l’Albania, il Marocco, la Cina e l’Ucraina.

Il 53,2% di essi è di religione cristiana (tra ortodossi, cattolici, evangelici e altri cristiani), il 33,1% di religione musulmana, il 6,4% di tradizioni religiose orientali, il 4,4% sono agnostici, poi sono presenti altri gruppi di ridotte dimensioni in parte anche di religione ebraica.

Un quarto della popolazione immigrata risiede in quattro province (Roma, Milano, Torino, Brescia). In Lombardia rappresentano il 22,9% del totale nazionale e quelli della provincia di Roma il 10,3%. Il 23,9% del totale dei residenti stranieri è composto da minori.

Gli stranieri regolarmente occupati sono 2,4 milioni (10,5% sul totale degli occupati) e lavorano nei servizi (63,6%), nell’industria (31,7%) e in agricoltura (4,7%). Molto interessante è la valutazione costi/benefici dell’immigrazione per lo Stato italiano che consiste in +3,9 miliardi di euro. Questo significa che l’immigrazione incide positivamente sul nostro PIL.

Il 52,7% della popolazione straniera residente è risultata nel 2013 composta da donne giunte nel nostro paese per motivi di lavoro (il 49,3% risulta regolarmente impiegata) o per ricongiungimento familiare. Lavori poco qualificati, nella maggior parte dei casi nell’ambito dei servizi assistenziali, nonostante il livello di istruzione sia in molti casi elevato (circa la metà delle donne straniere è sovraistruita rispetto a quanto richiesto dalle mansioni del lavoro svolto).

La provenienza è andata modificandosi nel tempo. Prima le donne filippine, eritree e capoverdiane, poi le polacche, le romene, le moldave e le ucraine hanno trovato un impiego nel nostro territorio nazionale anche grazie all’aumento dell’occupazione femminile italiana, cresciuta negli ultimi decenni, prima della crisi. Ogni 100 donne italiane entrate nel mercato del lavoro, e bisognose di un aiuto familiare, hanno prodotto fino a 15 ulteriori posti di lavoro in settori come la ristorazione, la ricreazione, l’assistenza all’infanzia e agli anziani. Nella maggior parte dei casi sono state donne straniere ad occuparli (dati estratti dal capitolo “La dimensione femminile dell’immigrazione in Italia” del citato Dossier). Esiste anche una realtà in aumento di donne imprenditrici immigrate (nel 2013 sono aumentate del 5,4%).

Tuttavia, nonostante le cittadine straniere in Italia siano più della metà degli stranieri residenti, non esistono ancora politiche specifiche in risposta alla progressiva femminilizzazione dei flussi migratori.

Secondo gli esperti di IDOS, che hanno redatto il documento, la principale misura di integrazione adottata attualmente in Italia consiste nella formazione linguistica che in termini di ore e di livello di insegnamento risulta comunque inferiore agli altri paesi dell’Unione Europea.

Le competenze linguistiche, si sottolinea nel Dossier, sono un importante misura di empowerment che permette di accumulare prezioso capitale sociale, definito in termini di linking nella letteratura internazionale. “La capacità delle donne di generare questo tipo di capitale sociale è un fattore determinante per favorire l’inclusione di interi nuclei familiari e costruire un’efficace prospettiva di integrazione ”. Il linking viene infatti inteso come frutto del rapporto con le istituzioni e i servizi pubblici.

Non dimentichiamoci inoltre della realtà di molte donne straniere che, in continuità con le tradizioni culturali dei paesi di origine, possono trovarsi “confinate” tra le mura domestiche senza il controllo di un contesto sociale circostante. L’elevato tasso di inattività (80% contro una media del 46,4%) di donne originarie di alcuni paesi come il Pakistan, l’Egitto o il Bagladesh dovrebbe destare alcuni interrogativi.

Sarebbe certamente importante approfondire le motivazioni e le modalità specifiche del progetto migratorio delle straniere di qualunque nazionalità giunte in Italia. Questo per poter modulare un’assistenza mirata che attualmente appare invece indistinguibile rispetto alla provenienza e al genere.

Al fianco di realtà di più facile integrazione esiste quella tristissima dei Centri di identificazione ed espulsione dove la numerosità delle persone accolte e le condizioni di vita critiche, come la stessa Commissione del Senato per i diritti umani ha attestato, devono indurre l’adozione di misure immediate e specifiche.

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